Spirito out door

Respirare la natura

Abbandonare la città per addentrarsi in un percorso naturale denso di emozioni e di scoperte capaci di sciogliere il cuore e addolcire la vista, tra possenti alberi e fiori profumati, antiche gesta e panorami fiabeschi.

ENTRARE NELLA VALLE DEL SAVUTO equivale a fare un tuffo nel verde incontrastato della vegetazione, che presenta caratteristiche diverse a seconda dell’altitudine, della vicinanza con i tanti corsi fluviali e della presenza o meno dei borghi austeri arroccati sui monti. Il bacino idrografico del suo fiume più importante, il Savuto, che scorre plasmando boschi, foreste e territori sempre diversi, è terra di storia antica che fa rivivere sulle sue sponde le gesta del passato.

A dominare la valle si delinea l’area montana della Presila che, con i suoi sentieri, è un ottimo invito per tutti, grandi e piccini, a scoprire camminando tutto il gusto di una regione che sussurra e promette bellezze nascoste.
Nel Parco Nazionale della Sila, alcuni comuni di quest’area variegata, come Rogliano, Parenti e Santo Stefano di Rogliano, narrano una storia fatta di artigianato ed enogastronomia, gusti, tessuti e racconti popolari di chi appartiene a questa terra a volte rude e scarna, ma sempre bel- la e generosa.

Ritmi lenti

Trekking, mountain bike, cicloturismo e passeggiate a cavallo. Essenziale procedere lentamente per assaporare la natura selvaggia di un luogo i cui sentieri, poco tracciati e visibili, sono una scoperta continua per chi ama avventurarsi in una na- tura rigogliosa e nel contempo aperta su grandi panorami mozzafiato. Nel Savuto, scoprendo a piedi l’area interna caratterizzata da piani e dislivelli, aree montane e bacini fluviali, è possibile coniugare fatica e relax inframmezzati da soste negli abitati caratteristici a piacevoli esplorazioni lungo foreste e fitti boschi. Ideale passeggiare nei borghi come Rogliano, Parenti, Carpanzano e Scigliano e da qui uscire per scoprire dettagliatamente i dintorni seguendo le indicazioni che solo gli abitanti del luogo sanno dare, per vivere più intimamente sentieri non tracciati ma percorribili con le dovute attenzioni ed un equipaggiamento corretto. Lungo i fiumi che scorrono nella valle, ampie zone aperte e brulle accompagnano le escursioni, a tratti fruibili in bike o a cavallo, nell’emozione di entrare e uscire dalle acque del Savuto nei tratti meno profondi.

Sui sentieri della biodiversità

Profumi che inebriano al passaggio, verso la scoperta di una flora intensa nei colori e nella varietà dei suoi alberi ad alto fusto, tra cui primeggia il pino silano (Pinus nigra laricio), capace di raggiungere grandi
altezze, variabili tra i 30 e i 45 metri: vere e proprie colonne che si lanciano verso il cielo con basi anche di 2 metri di circonferenza e una vita ultracentenaria alle spalle. Ma padrone arboreo del Savuto è sicuramente l’abete bianco (Abies alba), soprannominato appunto il “principe dei boschi”, alto ed elegante, che può raggiungere i 600 anni di età e predilige i terreni umidi e piovosi tra i 1100 e i 1900 metri di quota; molti esemplari si trovano presso il monte Gariglione (m 1765, il più alto della Sila Piccola) e il monte Scuro (m 1633). Oltre i 1400 metri predo- mina il faggio (Fagus sylvatica) le cui cime raggiungono i 25-30 metri di altezza; è poi la volta del castagno, il cui frutto è molto amato dagli abitanti, che lo usano in numerose ottime ricette. La famiglia delle Fagacee è rappresentata da varie specie di querce tra cui la roverella (Quercus pubescens), molto diffuso nelle quote basse fino a 600 metri, il rovere (Quercus petraea), presente in piccoli boschi, il cerro e il farnetto, misti spesso ai castagneti. E poi ancora il pioppo nero (Populus nigra) e l’ontano nero e napoletano (Alnus glutinosa e Alnus cordata), una pianta rustica, quest’ultima, che ben si adatta a terreni grezzi ma sempre molto umidi. L’occhio si perde in questa vegetazione calibrata su alti fusti e generosi sottoboschi, costituiti in prevalenza da felci e fioriture che abbracciano un variegato ventaglio di specie floristiche di intenso splendore: dai bucaneve che compaiono già a febbraio, alle giunchiglie e ai narcisi profumati, dalle timide mammole alle vellutate viole del pensiero e alle piccole e preziose orchidee. Ranuncoli, crochi e la soldanella calabrese (pianta endemica della Sila) arricchiscono di bellezza il cammino tra i sentieri che abbondano di erica e di ginestra, di biancospino e di corbezzolo che, come tutti gli alberi da frutto, regalano un arcobaleno di colori pastellati e caldi.

Piccoli e grandi animali

La ricchezza faunistica del territorio vede la presenza di numerose specie animali che hanno fatto di questo ambiente la loro dimora. Al fascino misterioso del lupo e del suo ululato spetta un posto di primaria importanza. Notevole è la presenza del cinghiale, che per scopi venatori, è stato diffuso nella zona meridionale del Parco privilegiando le zone miste di querce e faggete. Si incontrano inoltre: il tasso e la donnola, due mustelidi che in pochi hanno la fortuna di vedere di giorno; la piccola e fuggevole puzzola; la faina dalle abitudini squisitamente notturne; la volpe diffusa ampiamente su tutto il territorio. Un capitolo a parte merita la presenza del gatto selvatico, particolarmente protetto in tutta la Sila, dove vive, caccia e si riproduce. Protagonista della zona del Savuto è lo scoiattolo, dal manto nero con la pettorina bianca e dimensioni più grandi rispetto agli esemplari diffusi sul territorio nazionale. Altri roditori sono il ghiro, il quercino, il moscardino, i topi selvatici e i toporagni. Più raro è il driomio, roditore simile al ghiro, con pelo dorato e una mascherina di peli neri intorno agli occhi, che s’incontra in Sila Grande, in alcune zone dell’Aspromonte e del Pollino.
Scoprendo gli ambienti naturali della valle e del Parco è impossibile non ascoltare il richiamo dei numerosi uccelli che qui nidificano o sostano durante le lunghe migrazioni tra nord e sud. Alcuni dati confermano la presenza di ben 113 specie avicole, tra cui numerose quelle di picchi: il raro picchio nero e quello verde, il picchio rosso maggiore e il rosso minore. Consistente la presenza dei rapaci dal corpo robusto e dalle grandi ali, signori del cielo, che si riconoscono per la tipica eleganza e l’audacia. L’astore caccia nei boschi silani, così come lo sparviere snello e “aristocratico” e il falco pellegrino diffuso in Aspromonte, grande predatore dalla fulminea velocità in picchiata che sfiora i 320 chilometri all’ora. Si possono incontrare il capovaccaio, che si nutre di carogne, il nibbio reale e il nibbio bruno, mentre non è sicura la presenza dell’aquila reale. Grazie ai numerosi boschi, prati e pascoli che si susseguono ed alternano, s’incontrano anche il colombaccio, la ghiandaia, la gazza, la cornacchia grigia e il corvo imperiale, la voracissima cinciallegra, la cinciarella, il fringuello, il rampi- chino e l’elegante upupa dal piumaggio inconfondibile e dal vistoso ciuffo erettile di penne. La presenza di arbusti e succulenti bacche invita una popolazione di numerosi piccoli uccelli come lo scricciolo, la capinera, il cardellino, il pettirosso, il merlo e la rondine; è molto raro incontrare il corvo imperiale, che vive su zone rocciose ed anguste, mentre è diffusissima la presenza della cornacchia grigia. I fiumi Tacina, Lese e Neto sono abitati da guizzanti pesci: la trota mediterranea, la rovella e la cubite, la trota fario e l’iridea, immessa per scopi di pesca sportiva, la tinca e l’anguilla, il cavedano e l’arborella. Nei laghi sono diffusi invece il persico reale e il persico sole. Sono inoltre presenti anfibi come l’ululone appenninico, piccolo rospo dal colore grigio bruno e il ventre cangiante tra il giallo e l’arancio, il rospo smeraldino, il rospo comune e la raganella, la rana agile e la rana appenninica. La salamandra pezzata, in genere dal colore scuro sul dorso, in Calabria è riconoscibile per il fenotipo più chiaro. Pochi i rettili presenti a causa del clima montano: tra questi, il saettone occhi rossi con i suoi 2 metri di lunghezza, la vipera comune che vive le boscaglie, e che rappresenta l’unica il cui morso può risultare fatale, la biscia dal collare, il biacco, il colubro liscio e il cervone, di cui è stato trovato un rarissimo esemplare albino.

Camminare per conoscere

Emozionanti passeggiate, immerse nella tradizione, all’insegna di arte e natura, so- no quelle che raggiungono gli antichi ponti delle Fratte e di Tavolaria e la cascata del Cannavino, sul fiume Savuto. Scenari incantevoli per luoghi riconosciuti quali patrimonio della comunità, ma purtroppo spesso dimenticati da una società metropolitana indifferente alla memoria storica. La vegetazione intensa e pregna di profumi richiama chi cammina, godendo del paesaggio e della scoperta sulle sponde del fiume Savuto, ad incontrare il meraviglioso ed inaspettato salto della cascata del Cannavino, che, in località Balzata, tuffa le sue acque cristalline, considerate miracolose per la cura dei reumatismi, scendendo per ben 15 metri di altezza. Il panorama richiama i suoni ancestrali del- l’acqua che sgorga e scende scivolando argentea su pietre e arbusti, alberi dall’alto fusto e sponde nude. Una buona macchina fotografica nello zaino sarà il compendio perfetto per ammirare ancora e sempre l’attimo nel suo divenire. Camminare per conoscere e assaporare l’identità vera del nostro pianeta è possibile in queste zone che regalano a più riprese doni rari che scaldano il cuore. In po- chi chilometri, percorrendo il tratto dalla sorgente verso la foce, si può toccare con mano la storia di quattro ponti antichi. Il tratto da attraversare è incluso tra i comuni di Altilia e Parenti e comprende i territori di Scigliano, Belsito, Carpanzano, Marzi e Rogliano. In località Balzata, si trova il ponte del XVI secolo denominato Isca Romano. Percorrendo la strada che costeggia il letto del fiume, circa 200 metri dal punto in cui ha origine la spettacolare cascata, è la volta del ponte di Tavola- ria, sempre del XVI secolo. Il percorso continua, senza fretta, tra i voli degli uccelli che qui nidificano, gli scorci dal sapore rustico, piccole costruzioni come l’avamposto romano lungo l’antica via Popilia (132 a.C.) trasformato in piccola chiesa dove si svolgono le “hfere de sant’Arcangilu”.
Da non perdere il ponte di Annibale o di S. Angelo, tutelato dall’UNESCO, tra i più antichi d’Italia (risale al II secolo), costruito con una sola campata e alto 11 metri con un piano di calpestio di 48 metri; sarà piacevole fermarsi per una sosta grazie ad un’area attrezzata per scampagnate, con tavoli, panche e fornelli per la cottura alla brace, e una fonte d’acqua di eccellente qualità che si trova proprio al- l’interno dell’area. Il 29 di settembre di ogni anno gli abitanti di Scigliano preparano proprio qui il cotto di capra, con la partecipazione di molti buongustai del posto. Un altro percorso che renderà indimenticabile l’escursione è quello che, par- tendo dalla sponde del fiume Savuto tra i boschi di castagni nel territorio di Marzi, spingendosi sino ad un’altitudine di 1100 metri, abbraccia i grandi signori del territorio, i “giganti di Piano Semente”, luogo dove esistono castagni da frutto con possenti tronchi il cui diametro arriva fino a 8,5 metri e un’altezza che sfiora i 14. Passeggiando nella zona, fatta di antichi tracciati, vecchi ruderi di campagna e sorgenti d’acqua purissima, si potranno an- che ammirare le tracce di viuzze appena abbozzate ed essiccatoi di “un tempo che fu”, chiamati “caselle”, dove le castagne, fonte di sostentamento per gli abitanti della zona, venivano trattate e lavorate. Il Savuto offre sentieri dove la natura e l’azione umana si intrecciano in un ab- braccio indissolubile, rispettoso dell’ambiente e dei suoi abitanti animali ed umani, un’esperienza che è essenzialmente uno splendido modo di essere e di vivere la propria quotidianità.

Salute e Sapori

Questa linea di offerta, articolata in tre itinerari, si contraddistingue non solo per le modalità di offerta dei servizi ricettivi (albergo e agriturismo) ma anche per l'accento posto sulle potenzialità del Savuto come meta di turismo naturalistico..

Linea 2A

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Linea 2C

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