Borghi a cavallo della Storia

La valle del Savuto e i cento casali cosentini

La valle del Savuto è costellata di paesi che nel corso dei secoli hanno subìto distruzioni e ricostruzioni a seguito di terremoti e di conquistatori, come i Saraceni venuti dal mare nel X secolo.

FINO AL X SECOLO COSENZA VIDE SOPRUSI ED ECCIDI DA PARTE DEI SARACENI, ma fu con Abulcasimo che la città divenne un rogo unico. I cosentini fuggirono in massa e si rifugiarono nei paesi vicini, in alcuni casi ripopolando quegli agglomerati di casupole antiche risalenti ai greci o ai latini, in altri casi fondando nuovi insediamenti. Sorsero così i cento casali cosentini,
ripartiti intorno all’anno Mille in prefetture o “baglive”, istituzioni che delimitavano il territorio specifico. Le baglive durarono fino al 1860, anno dell’avvento del Codice Napoleonico, ma il baglivo sopravvisse come figura di delegato regio che censiva le famiglie per la riscossione dei tributi. I casali cosentini, che formano una sorta di corona intorno alla città, sono divisi in due: i casali del Manco e i casali del Destro. Partendo da Cosenza, e percorrendo l’antica via che dalla città portava al mare, l’attuale A3, si potevano osservare quelli del Manco, adagiati sui declivi della Presila e non illuminati dal sole del mattino e quelli del Destro arroccati sulle alture del versante interno della Catena Paolana, scaldati dal sorgere della prima luce.

Scigliano e i casali del Manco

Inserito tra i casali del Manco, il paese di Scigliano, antichissimo, vanta un ponte romano risalente al 130 a.C., oggi monumento nazionale. Nel periodo medievale era una rinomata Università (intesa come comunità) del Regno di Napoli. Città regia, venne distrutta dal terremoto del 1630, e molti dei suoi abitanti scapparono, fondando paesi anche in territori molto lontani, dove, a 400 anni di distanza, si parla ancora il dialetto sciglianese. Famoso per la fabbricazione dei pettini (i suoi abitanti erano infatti chiamati “pellari” o “pettinari”), a seguito del sisma Scigliano fu abbandonato da alcuni abitanti, che si trasferirono nel territorio di Bianchi, dove intorno ai palazzi degli esuli si formarono i primi villaggi e le prime comunità dedite all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Antico quartiere di Scigliano, Pedivigliano sorse nel XVI secolo quando, a seguito della peste e del sisma, alcune famiglie sciglianesi lo trasformarono in una comunità separata con un proprio sindaco e un proprio Consiglio. Al confine con il territorio di Catanzaro, Colosimi vide la sua nascita a seguito del terremoto che spinse gli sciglianesi a scappare nelle case
di villeggiatura. Insieme di undici piccoli villaggi, il suo territorio è montuoso e la sua storia è sempre stata legata a Scigliano. Altri coloni sciglianesi arrivarono a Panettieri, attirati dall’economia sviluppatasi intorno al monastero di Santa Maria di Corazzo, distante dall’abitato solo 5 chilometri. Edificato intorno al 1050, il monastero offriva importanti attività economiche locali: agricoltura, pastorizia, artigianato, lavorazione del formaggio e della lana. Originario di Panettieri è il leggendario Giosafatte Talarico, il brigante buono, forse l’unico tale, che aiutò la popolazione a ribellarsi contro l’autorità che la depauperava.
Altri banditi, molto meno eroici, si stabilirono a Parenti: tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento provenivano da tutte le parti per rifugiarsi nel piccolo centro. Alcuni di questi raggiunsero anche una certa fama, come Paolo Serravalle, nato a Mangone, che ricevette l’iniziazione al brigantaggio nel settembre del 1843 e si trasferì in Basilicata. Altre figure importanti sono Vincenzo Federici (Altilia 1772 – 1813), detto Capobianco, un patriota brigante che tentò il primo moto carbonaro del Risorgimento in occasione della fiera del Savuto il 15 agosto
1813, Pietro Bianco (Bianchi 1839 – 1873), Marco Berardi (Mangone 1567) soprannominato re Marcone, Paolo Serravalle (Mangone 1816 – 1863), Nierello di Pedivigliano, Pietro Paolo Mancuso (Scigliano 1783 – 1811) detto Parafante, Pietro Monaco e la sua compagna Ciccilla. La figura del brigante, non a caso, è stata scelta come simbolo del marchio d’area del territorio del G.A.L.

Di antiche origini

Fondata in seguito al rogo saraceno, anche Aprigliano vide la sua popolazione fuggire in massa dal paese a seguito del sisma del 1638. Questo borgo composto da di- versi villaggi sembrerebbe risalire all’epoca dei Bruzii. Il paese ha visto, nel corso dei secoli, succedersi ribellioni e guerre civili, fino a diventare autonomo e, nel 1811, capoluogo del circondario. L’origine di Rogliano, il paese “a ferro di cavallo”, è in- vece ancora oggi una disputa aperta tra gli storici. C’è chi dice sia nato con i casali cosentini, chi afferma, grazie ai ritrova- menti archeologici, che la città fosse tale già al tempo dei Romani. In un mano- scritto del 1748 si legge che: Rogliano al tempo degli Musoni o Aurunci, popoli che abitarono l’Italia media, era detta città di Sabasio edificata da Sabasio, figlio di Cur, che diede il nome di Sabasio al fiume Savuto, presso le cui acque era edificata. Del suo territorio, percorso dalle caratteristiche “rughe”, faceva parte anche il rione “li Marzi”, ora comune a sé. La nascita del borgo di Marzi risale al 984, quando i Marsi, un po- polo del Sannio, arrivarono in queste terre alla ricerca di un’antica divinità (forse Ecate la triplice) il cui tempio era situato nei
pressi di un torrente. Di origine antica è anche il comune di Santo Stefano di Rogliano, probabile Hetriculum, città brezia citata da Livio, uno dei casali cosentini ripopolati a seguito dell’invasione saracena di Cosenza.
Il terremoto del Seicento rase al suolo l’abitato e provocò la morte di oltre 200 persone. Costruito sul cratere di un vulcano spento, Carpanzano è stato distrutto dallo stesso sisma. Poco prima, intorno al 1535, Carlo V attraversò la città e lasciò nel paese un drappello di soldati, che si stabilirono diventando agricoltori ed artigiani. Tra i più antichi della zona è probabilmente quello che oggi è il comune di Figline Vegliaturo. Scrive il Barrio: “Figline non fu fondato dai Cosentini in fuga dalla città per l’invasione dei Saraceni, in quanto è più antico della città di Cosenza”.

Dipignano e i Casali del Destro

Città demaniale, Dipignano fin dal 1096 rientrava nella Università di Cosenza e Casali e gestiva dunque, assieme al capoluogo, la giurisdizione della Sila. Anche questo borgo risalirebbe alla nascita dei casali cosentini. Sembra però che in tempi ancora più antichi il territorio rientrasse in una colonia militare, fondata dai Romani dopo la Seconda Guerra Punica. A partire dal Quattrocento si iniziò a sviluppare l’attività dei calderai, tanto che divenne consuetudine sistemare nei corredi nuziali oggetti in rame. A Belsito troviamo invece i “forgiari”, mentre nella zona di Altilia si è praticata per secoli l’arte dello scalpello. Sopravvissuto al terribile sisma del 1082, il territorio di Carolei affonda le sue radici nell’epoca dei Greci. Conosciuta come Ixia, terra del vischio (i boschi ne sono tuttora pieni), attraverso il suo territorio passava la via che rappresentava un ponte tra Oriente ed Occidente per gli scambi commerciali del Mediterraneo. Il territorio di Grimaldi deve le sue origini alla devastazione di Pandosia, dopo l’anno 475 d.C. Ma la città attuale potrebbe essere stata fondata tra il 1027 ed il 1034, durante l’invasione normanna.
Di sicuro sappiamo che dopo il sisma del 1638 Grimaldi fu distrutta e la città ricostruita in una zona vicina. Paterno Calabro, risalente al X seco- lo d.C., ha legato il suo nome a San Francesco di Paola, “il paternese” per eccellenza. Il Santuario, voluto dal santo stesso, fu edificato a partire dal 1444, e da allora le due realtà, quella dell’abitato e quella del luogo di culto, vivono in simbiosi. Diversa la storia di Malito, il “paese dei briganti”. Come Panettieri e Colosimi, il Destro Malito è ricordato per la presenza dei fuorilegge nel suo territorio: “Malitu, malu situ e mala gente; puru l’erbe su’ fetente” recita un antico detto molto poco lusinghiero. Le gesta dei fratelli Iachi De Chiara e Pietro Cappello (“Me pari nu cappeddu” è tuttora usato per qualcuno violento ed arrogante) sono raccontate dai nonni ai bambini come monito. Ma Malito è stato anche il paese dove le sette carbonare cercarono di liberare le proprie terre durante il Risorgimento. Terra di eroi e santi, briganti e contadini, la zona del Savuto ricevette in dono dalla florida Cosenza, distrutta dai Saraceni, i suoi coraggiosi abitanti che la ripopolarono con fiducia e sacrificio, regalando al territorio una storia epica e millenaria.

LE SCORRERIE DEI SARACENI

La lunga storia del territorio cosentino s’intreccia in gran parte alle scorrerie dei Saraceni, che nel X secolo videro il capoluogo protagonista di devastazioni nel borgo e in tutta la zona circostante. In particolare si ricorda l’attacco sferrato nel 986 d.C. da Abulcasimo, la cui fama di crudeltà era conosciuta in tutta la Calabria e che mise a ferro e fuoco numerose cittadine costringendo gli abitanti della piana di Cosenza a scappare e rifugiarsi sulle alture della Presila. Fu così che in determinati luoghi strategici sorsero nuovi centri abitati, i casali cosentini. Molti di questi paesi costruiti in fretta e furia per ragioni di sopravvivenza esistono ancora oggi e fanno da tramite con le bellezze naturalistiche dell’altipiano silano. In verità gli storici contemporanei non accettano l’ipotesi dell’origine dei casali dovuta alle incursioni saracene: alcuni dicono per esempio che la zona collinare tra i 400 e gli 800 metri di quota fosse semplicemente la più adatta ad essere abitata, grazie alle condizioni del clima che consentivano l’insediamento di nuclei abitativi stabili sia per l’agricoltura sia per l’allevamento. Le ipotesi sono tuttora varie ed incerte.

Piccolo mondo antico

Questa linea di offerta, suddivisa in tre itinerari base, prevede sia il pernottamento in albergo (pacchetto: impariamo a cucinare calabrese), che quello in agriturismo (pacchetti: scopriamo i vini calabresi e impariamo a fare le conserve calabresi ).

Linea 1A

Linea 1A

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Integer fermentum tempus lectus, sit amet sagittis mi dapibus vel. Nullam ut nunc eu augue iaculis sagittis eu ut enim. Duis ac ante erat.

Linea 1B

Linea 1B

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Integer fermentum tempus lectus, sit amet sagittis mi dapibus vel. Nullam ut nunc eu augue iaculis sagittis eu ut enim. Duis ac ante erat.

Linea 1C

Linea 1C

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Integer fermentum tempus lectus, sit amet sagittis mi dapibus vel. Nullam ut nunc eu augue iaculis sagittis eu ut enim. Duis ac ante erat.