Località di partenza Belsito. Località di arrivo Carolei

Chilometraggio totale 75,9 km.

 

Si parte dal borgo di Belsito.

Belsito originariamente si chiamava Crapassito, che tradotto dall’ebraico Kapar-Ha-Sseeth  vuol dire “villaggio eminente”. Carlo V ne cambiò il nome in quello attuale. Il centro storico è caratterizzato  da stradine  molto caratteristiche. La chiesa di San Giovanni Battista custodisce, oltre ad un prezioso affresco  della predicazione  del Battista, una conca battesimale in pietra d’Altilia, scolpita a fogliame di tipo medievale, e alcune opere lignee intagliate risalenti al secolo XVII. Da non perdere il Museo degli antichi mestieri per rivivere, tra utensili e attrezzi della tradizione contadina. Le polpette di melanzane e la lagane e surache (fagioli) fanno da protagonista sulle tavole belsitesi. La prossima tappa dell’itinerario è Malito.

 

Procedere verso la SS.108 svoltare a sinistra e percorrere  4,9 chilometri per Malito.

Il modo migliore per scoprire il borgo di Malito è la voglia  di passeggiare.  Tra portali in pietra con stemmi gentilizi, palazzi antichi decorati finemente, archi, balconi e dettagli di vario genere.  Di grande interesse è la chiesa di SantElia, risalente al Quattrocento,  dove si può ammirare l’altare  di  legno opera di intagliatori roglianesi  del XVIII secolo e la statua processionaria di Sant’Elia Profeta, protettore di Malito, anch’essa in legno. Particolare risulta degustare la crostata con ricotta e marmellata d’uva.

 

Portarsi sulla SS.57  e percorrerla per circa 6,3 chilometri fino ad arrivare nel comune di Altilia.

Un tempo Altilia era famosissima per le architetture e le decorazioni in pietra. Girando il centro storico è possibile ammirare le finestre, i balconi e gli ingressi delle case più antiche, ornati da meravigliose cornici in pietra, a manifattura locale. La chiesa madre di Altilia è dedicata a Santa Maria Assunta, eretta nel Quattrocento, è oggi la più importante testimonianza del patrimonio culturale e monumentale  del borgo insieme al convento di Santa Maria delle Grazie. Piazza Castello, dove un tempo sorgeva una rocca, è invece un luogo particolare, ideale per ammirare un incantevole panorama sulla valle del Savuto. Viene denominata   Parrere l’area dove  un tempo esistevano le cave di pietra da cui si estraevano i blocchi per ricavare i conci per le costruzioni.  Le cave oggi risultano in disuso, ma la zona merita di essere visitata per le sue selvagge bellezze naturali. Risalendo il torrente Carito, è infatti  possibile ammirare uno spettacolo meraviglioso fatto di cascate, alberi secolari, vegetazione selvaggia e strette gole, penetrabili attraversando il fiume a guado. La cucina tipica è il baccalà con porri, gli ncinetti (dolce) e il suino nero di Calabria, legato a tutte le fasi della lavorazione.

 

Continuare sulla SP.57 per 6,5 chilometri fino al centro abitato di Grimaldi.

Grimaldi ha una storia antichissima. In località Pianetto è stata scoperta anni fa una necropoli  medievale ricca di arredi funebri. Tra i luoghi di culto più affascinanti è la chiesa matrice eretta nel Settecento, che presenta un portale barocco settecentesco scolpito in pietra locale. La chiesa di SantAntonio sorge accanto al Convento dei Frati Minori fondato dai francescani nel sec. XVII. L’interno contiene interesanti opere d’intaglio ligneo settecentesco. Da visitare anche il Museo della civiltà contadina, ricco di arnesi ed utensili di uso quotidiano. Molto suggestiva è l’escursione storico-naturalistica su Monte Santa Lucerna. Tipico di Grimaldi è il  paniceciedru (pane ripieno con ricotta e capicollo).

 

Prendere la SP.245 ex SS.108  in direzione Cosenza e procedere per 9,8 chilometri. Seguire le indicazioni  per Paterno Calabro per 9,3 chilometri.

Paterno è famoso in quanto luogo in cui visse e operò in santità per un quarantennio San Francesco di Paola. Della sua presenza è testimone  silenzioso ma vivo il Santuario, sorto per volontà dello stesso taumaturgo nel 1444. All’interno sono conservate un gran numero di pregevoli opere d’arte, tra cui due affreschi (uno cinquecentesco  e l’altro settecentesco), che ritraggono il Santo, e una serie di opere del pittore Gatto, raffiguranti i principali eventi della vita di Francesco e risalenti al XIX secolo. Altri trentuno  affreschi dedicati  alla vita del Santo sono presenti sulle pareti del chiostro. Numerosi nel centro storico i palazzi nobiliari, tutti di un certo spessore e d’importanza storica. Tra questi il Palazzo Goffredo, che è anche monumento  nazionale, e il Palazzo Spada. Il piatto da degustare sono le frittole cavolo verza  (carne di maiale con cavolo verza) La tappa successiva è Dipignano.

 

La provinciale  per Dipignano risulta al momento  interrotta  (agosto 2013) e quindi bisogna operare una deviazione  di qualche  chilometro. Seguire le indicazioni per Cosenza/Piano Lago. Proseguire per circa 6 chilometri fino al bivio con la SS.19. Svoltare a sinistra in direzione Cosenza e percorrere  la strada per 3,3 chilometri. Al bivio svoltare a sinistra seguendo  le indicazioni Dipignano/Paterno Calabro  e seguire la strada per 1,7 chilometri. Seguire le indicazioni in direzione Dipignano  per 6,9 chilometri.

Un giro tra le viuzze del rione Capocasale ci permetterà di riscoprire delle antiche forge  destinate  alla lavorazione dei vasellami, oltre alla visita di un gran numero di palazzi gentilizi maestosi e in pregevole stato di conservazione. Poco distante dal centro storico, nel quartiere Riforma, è il convento francescano dedicato al culto dell’Ecce Homo. Il luogo di culto fu edificato probabilmente intorno al 1400 dai Minori Osservanti. Particolarmente pregiata è una statua della Madonna delle Grazie modellata da un artista della scuola del Gagini nel 1578. Notevole è la statua dellEcce Homo attribuita a frate Umile da Pietralia, ma più probabil- mente opera di frate Angelo da Pietrafitta, che, oltre all’indiscusso pregio artistico, è ritenuta immagine miracolosa.  Sotto  il santuario è visibile un’area sepolcrale con loculi scavati nella roccia dove attualmente è allestito un piccolo museo di arredi ed oggetti sacri. Pasta e patate alla tiella (pasta e patate al forno) è il piatto tipico di Dipignano.

A  7,6 chilometri nella frazione Laurignano, è tappa obbligata la maestosa chiesa della Madonna  della Catena,  affidata  ai Padri Passionisti. Al suo interno è custodito il pregevole quadro della Madonna della Catena e sono inoltre numerosi i marmi e gli affreschi. Sempre a Laurignano è presente un antico romitorio e  si può visitare la fonte dove si narra che nel 1301 il cieco Simone  Adami abbia riconosciuto l’immagine della Madonna sognata che gli suggerì di lavarsi per riacquistare la vista.

 

Dalla frazione  Laurignano,  continuare sulla SP.79 per 2,7 chilometri fino al bivio con la SS.278.  Svoltare a sinistra e proseguire sulla stessa strada per circa 8 chilometri fino al centro abitato di Carolei.

Il paese di Carolei, la cui origine si fa risalire ai Greci, s’inserisce in un territorio assai suggestivo, ricco di gole scavate dai due corsi d’acqua che attraversano la vallata, dove tradizioni e storia s’intrecciano e influenzano a vicenda, e con la forte presenza  di un pregevole  patrimonio artistico. Nella piazza principale si trova la chiesa della Madonna del Carmine. All’interno sono  presenti  numerosi  affreschi e statue lignee. Carolei è anche il paese che diede i natali al musicista e compositore Alfonso Rendano, di cui si può ammirare la casa natale. Diverse sono le necropoli presenti nel territorio di Carolei.  Da degustare il capretto all’origano e i cipollacci selvatici.